La venuta degli gnomi

 L’avventura riprende nella Selva di Foscaluce, all’interno della grotta dei bullywug. Sono passati alcuni giorni: Eviana si è ripresa e con lei è tornato il potere di Gythena. L’elfa è riuscita a lanciare un incantesimo per risvegliare Celynn, che ora giace immersa in un sonno profondo. La compagnia resta accampata, in attesa che si desti.

Durante una notte, i personaggi si risvegliano all’improvviso: tutti tranne Crescelyn. Intorno a loro, i bullywug si muovono in silenziosa processione verso la radice di Yggdrasil, che emana un bagliore soffuso accompagnato da una tenue melodia. Se i personaggi decidono di seguirli, assistono a una scena solenne: i bullywug avanzano fino alla radice e, uno dopo l’altro, scompaiono nella luce, dopo aver rivolto un ultimo gesto di gratitudine verso gli eroi.

In quel momento, risuona la voce di Feynor: “Il popolo dei bullywug ha attraversato un millennio di difficoltà, e nonostante tutto ha preservato la vita di Yggdrasil. Il loro tempo ormai è giunto al termine, e possono finalmente tornare a casa. Queste piccole creature hanno deciso di rinunciare alla ricompensa per il servizio millenario che hanno reso. Quando ho detto loro che era loro diritto esprimere un desiderio, mi hanno semplicemente chiesto di tornare a casa… e di donare questa possibilità a voi.” In quell’istante, il frammento della campana in possesso dei personaggi torna a brillare intensamente. “Con il mio potere,” continua Feynor, “ripristino l’antica forza dell’artefatto che portate con voi. Attraverso di esso potrete sventare il male che incombe sulla realtà stessa. Fatene buon uso e siate saggi nelle vostre richieste. Ora, al posto di questa coraggiosa gente, un nuovo popolo prende il loro posto: una stirpe che da questo momento intraprende una missione sacra e che sarà emissaria di Levestal nei tempi a venire, custode di questa radice di Yggdrasil.” Dalla luce emergono allora piccole creature dai capelli rossi e dalle orecchie a punta: gnomi. Una di loro si fa avanti e si presenta: “Saluti, io sono Shin. Ho studiato a lungo, ed è per me un onore trovarmi di fronte a colei che ha liberato la mia terra dalla piaga. Sono vostra serva, e la mia gente vi benedice.”

Quando i personaggi tornano all’accampamento, trovano Crescelyn madida di sudore, ancora immersa nel suo tormento.

Da questo momento, la compagnia si ritrova riunita: oltre a Eviana, sono presenti Genal e Yeldrin, i due Shin Rakorat, e Sunae, il Tinto ribelle. I personaggi hanno modo di conoscere meglio la gnoma Shin e il suo popolo, mentre la situazione inizia a delinearsi.

Gli Shin Rakorat avanzano una proposta: recuperare la loro imbarcazione. Eviana, infatti, deve intervenire per sistemare la situazione in corso, e per farlo sarà necessario accompagnarla — probabilmente con uno dei due Shin Rakorat. Per quanto riguarda Sunae, i personaggi sono liberi di decidere il suo destino e pertanto, per il momento, il tinto si unisce a loro. Nel frattempo, gli gnomi si offrono di aiutarli a riparare e preparare la nave per il viaggio.

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